Leica Standard

PP.Ghisetti



Il modello Standard, conosciuto nella letteratura anglosassone come Leica  E, è stata la macchina operativa per una moltidudine di funzioni di base, nelle quali il telemetro non era necessario, come le applicazioni scientifiche, microscopio e sopratutto l'accoppiamento con la cassetta reflex  PLOOT poi Visoflex. Essendo contemporanea delle più costose Leica II e III (fornite di telemetro e tempi lunghi di otturazione) la Standard era da intendere anche come fotocamera -base, da completare poi eventualmente successivamente con un telemetro.
La Standard, in pratica una riedizione della Leica I senza 'il bastone da hokey' e senza tempi lunghi, era disponibile inizialmente nera, quest'ultima con finiture nickelate o più tardi cromate, poi interamente cromata dal 1933. Non portava il nome Leica.
Un particolare importante che differenzia la Standard dalla Leica I è il nottolino di riavvolgimento estendibile.


Nel corso della produzione il selettore dei tempi è stato rimpicciolito, sempre con tempi da 1/20 a max 1/500 di sec.
Durante il 1940 la LNY creò il modello Standard assemblando e utilizzando le parti della Leica III: pertanto chiuse il foro del selettore tempi lunghi con un cerchietto applicato con tre viti, completò il corpo di anelli per cinghia, fornendo la macchina di ottiche Wollensack made in USA, vedi scheda . I numeri di matricola di queste Leica Standard New York vanno da 355001 sino a 355650.
Da notare che il numero di matricola delle Standard LNY non è preceduto dalla solita sigla N0 o NR. particolarità unica tra le macchine Leica.





Codici:
 - LENOT, solo corpo nero, poi dal 1934 ALVOO;
 - LEMAX, Standard con Elmar 5/3,5;
 - LYSTA, LEMAX con anche telemetro FOKOS.

La produzione inizia nell'ottobre del  1932, col nr 101.001 e termina nel 1950 al nr 355.607, con  27.225 esemplari prodotti. Da notare che dal 1941 al 1950 la produzione è stata estremamente limitata, con poco più di 600 pezzi, derivate dalla Leica III con dischetto al posto dei tempi lunghi rivestito di vulcanite. Alcune fotocamere, per un ordine speciale, sono state dotate di mirino WEISU da 3,5cm, vedi sotto.



Rara Leica Standard con mirino WEISU da 3,5cm: da notare che il mirino è fissato con 4 viti, questa macchina è illustrata sul Lager, Cameras, a pag46



Illustriamo alcune combinazioni, che dimostrano la flessibilità del modello Standard:

1 - complesso LNY, con Standard LNY, mirino IMFIN (versione americana del VIOOH), Wollensak 5/3,5 e scatola originale della LNY;
2 - Standard con complesso Stereo STEREOLY;
3- Standard con telemetro orizzontale FOKOS in realtà HFOOK;
4 - Standard con cassetta reflex PLOOT e Telyt 200/4,5;
5 .-Standard e telemetro FOKOS con borsa ESMOS, poi ESOOG.





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Leica Standard 100 Jahre

Speciale Leica Standard completa di telemetro FOKOS con inscrizione '100 Jahre Leitz Werke 1849-1949' , ovvero 100 anni della Fabbrica Leitz. Questa speciale set, completo di ottica Elmar 5/3,5 fu posta come premio ad una estrazione a sorte speciale tra i dipendenti della Ditta, in quanto all'epoca non esisteva ancora un mercato collezionistico. Furono posti come premio tre set di fotocamere complete, sei binocoli e alcuni proiettori Prado, tutti marcati con la speciale incisione. Da notare che essendo una Standard dopoguerra, ovvero una derivata della Leica III, possiede il cerchietto copritempilunghi. Rarità assoluta. Cortesia W-L- Wien.



Standard dorata

Per curiosità illustriamo una vera Leica Standard dorata, quindi non una copia russa. Non è chiaro per quale motivo questa fotocamera, risalente al 1935, sia stata dorata, con un lavoro artigianale complessivamente ben eseguito, forse un regalo speciale. La particolare numerazione 177717, potrebbe forse esserne la causa.


Copia
Qui invece una falsa Standard derivata da una FED sovietica: oltre la doratura parziale di totale fantasia. si nota la forma del mirino, diversa da quello originale, l'anello nero dell'Elmar, anch'esso di fantasia, le 4+3 viti frontali troppo in vista, la ghiera dei tempi, con tempi di otturazione non corrispondenti con l'originale, infine il numero di matricola è totalmente sbagliato. Un buon lavoro che più che una copia definiremmo una citazione!