Telyt- S 800mm f/6,3
 
Pp. Ghisetti

 
L’obiettivo non solo rappresenta la maggior lunghezza focale in assoluto per fotocamere Leica, ma anche la dimostrazione della semplicità ed eleganza delle soluzioni della Casa, realmente diverse da quelle dei concorrenti. In ogni caso, anche in questo progetto, va riconosciuto alla Leitz una notevole dose di coraggio, che contrasta notevolmente con l’immagine convenzionale di una società tradizionalista.
Il Telyt 800mm f/6,3 è stato presentato ufficialmente alla Photokina del 1970 e messo in produzione circa un paio di anni dopo, rimanendo in catalogo sino alla seconda metà degli anni Novanta: un progetto estremamente ambizioso, che caratterizza questo lungo fuoco, poiché in realtà la struttura ottica non è quello del teleobiettivo. Infatti, come si può notare nel disegno tecnico, il nocciolo ottico del Telyt è costituito da un doppietto acromatico, in tre elementi, in un unico gruppo. Questo disegno ruota su un elemento convergente centrale incollato a due menischi divergenti esterni, venendo pertanto a costituire una struttura che riduce drasticamente le aberrazioni ottiche. 
Tuttavia l’asso nella manica del Telyt 800mm risiede nell’uso di un vetro speciale prodotto dalla vetreria Leitz, con dispersione ridotta e dispersione anomala, capace di correggere lo spettro secondario, e pertanto donare al sistema quella qualità di apocromatico, che garantisce nei lungo fuochi prestazioni superiori. La sigla S che segue il nome Telyt sta appunto a significare Sonder, in tedesco speciale, proprio ad indicare l’uso di vetri particolari.
Come si vede nell’immagini la scelta del sistema lungo-fuoco permette sì un sistema ottico semplificato, ma costringe a costruire un barilotto di lunghezza corrispondente alla lunghezza focale: 80cm e quasi sette chilogrammi di peso, suddivisi in quattro pezzi con montaggio ad incastro, più il necessario paraluce. Il tutto contenuto in una capace valigia in alluminio.

Nel pezzo centrale è presente una generosa maniglia che ingloba un mirino ottico, veramente necessario per un puntamento veloce dell’800mm, che, possedendo ben sedici ingrandimenti, non è l’ottica più semplice nel ricercare e nell’inquadrare il soggetto. Il montaggio ad incastro, è sorprendentemente veloce, con una meccanica perfetta, ove i vari pezzi si uniscono senza tolleranze e giochi di sorta, grazie a ghiere di serraggio controllate da comode manopole. Il diaframma, che chiude sino a f/32, è manuale e pertanto l’esposizione va eseguita in stop down, mentre è presente una ghiera che permette la preselezione del diaframma, in modo da focheggiare a tutta apertura e poi spostare velocemente la ghiera del diaframma al valore prescelto, senza staccare gli occhi dal mirino della fotocamera.
 La distanza minima di messa a fuoco, di ben 12 metri e mezzo può sembrare limitante ma in realtà, in un’ottica di questa lunghezza focale, con soli 3° di angolo di campo, appare abbastanza logica. 
La resa, grazie appunto ai vetri impiegati, riesce a sfondare la tipica nebbiolina dei soggetti ripresi a distanza, con un’incisione notevole, e colori molto freddi.
Come talvolta accade alle realizzazioni fotografiche delle case tedesche, le logiche che stanno alla base di questi progetti non sono puramente commerciali o tecnici, ma di prestigio e, talvolta la logica è fine a sé stessa.  E tutto ciò viene rigorosamente certificato dal listino Leitz dell’epoca, che, nei primi anni Novanta, pone il Telyt 800mm a più di quaranta milioni di Lire, ovvero dieci volte il prezzo di una M6!
 
Oggi il valore di questo cannone si aggira sui 4/5000 euro, una cifra ben modesta rispetto all’esorbitante e paralizzante prezzo iniziale.
In ogni caso si tratta di un eccezionale pezzo di bravura, ottico-meccanica, un autentico mostro fotografico che dimostra, una volta di più, che Leitz non è solo Elmar, Summicron e Summilux.