TELYT 200/4,5  per Visoflex

PP.Ghisetti





Presentato nel 1935 con codice OTPLO rappresenta storicamente il primo vero teleobiettivo della Leitz, da usarsi in unione alla cassetta reflex PLOOT o la migliorata versione successiva, denominata Visoflex I. Era anche possibile usare direttamente la lente sulla macchina con il tubo di prolunga TZOON, introdotto nel 1940, chiaramente con messa a fuoco solo all'infinito o a stima per le altre distanze. In questo caso occorreva anche usare l'apposito mirino SFTOO per delimitare esattamente l'inquadratura. Il tubo di prolunga permetteva ioltre di usare il Telyt sulla 250 Reporter.
Il Telyt possedeva il gruppo ottico svitabile, pertanto poteva essere anche usato su soffietto  o con dispositivi di messa a fuoco rapido tipo Televit.
Lo schema ottico era composto da 5 lenti, le prime due cementate,in 4 gruppi,con un angolo di campo di 12°. Distanza minima di messa a fuoco a 3 metri, filtri E48 e peso di 550g.
Il paraluce, cod.SUNGO, poi dopo il 1951 TNGOO, era di corredo del tipo rovesciabile,con fermo tramite vitina.

Fu prodotto sino al 1960, dotato dopo il 1945 di trattamento antiriflesso, esclusivamente in finitura nera con anelli cromati in complessivi 11.437 pezzi.




La resa di questo obiettivo va chiaramente inquadrata nel periodo storico di riferimento: presenta già a tutta apertura una buona risoluzione, distorsione pari a zero, ma angoli molto penalizzati rispetto alla zona centrale. Abbastanza contenuta la vignettatura. A f/8 le prestazioni migliorano ma non in modo netto, evidente segno di una non completa correzione delle aberrazioni, mentre a f/11 si raggiunge un buon compromesso di incisione tra centro e bordi. Complessivamente, grazie all'angolo di campo e all'apertura relativa ridotta, il Telyt si dimostra un buon obiettivo per l'epoca, tanto che era una delle ottiche preferite dal prof Paul Wolff, noto fotografo Leica della prima era. All'epoca del b/n la resa ai bordi non era così importante, potendo tagliare il fotogramma in fase di stampa. Oggettivamente, senza vetri speciali, era molto difficile negli anni Trenta poter realizzare ottiche luminose e di resa elevata.