Pierpaolo Ghisetti



L’ottica in questione apparve nel 1963, in sostituzione della precedente versione f/4: a parte l’ovvio incremento di luminosità, di mezzo diaframma, era mutato lo schema ottico, con 8 lenti in 4 gruppi, e con un peso di 300g.

I numeri di matricola partono da 1.967.100 ed inizialmente la finitura fu solo cromata, per poi diventare anche nera dal 1968. E’ rimasto in produzione sino al 1980, sostituito dal nuovo Elmarit 21/2,8.

Dal nr 2.473.251 fu possibile montare l’ottica anche sulla M5 e la CL senza danneggiare il braccetto mobile dell’esposimetro, ma in ogni caso non era possibile la lettura TTL.

La messa a fuoco minima era di soli 40cm senza accoppiamento telemetrico, con M2, M4 ed M5 sino a 70 cm con accoppiamento, con la M 3 sino ad un metro.

Filtri: E48

Paraluce: 12501

Peso: 300g

Filtri: E48

Mirino: 12002 oppure il precedenre SBKOO

Come quasi tutti i grandangoli Schneider, che era il fornitore ottico dell’obiettivo, questa versione si segnalava per l’eccezionale cromatismo e brillantezza, con una saturazione nella separazione dei colori che ancora oggi lascia sbalorditi. Distorsione appena accennata.

La vignettatura, malgrado l’apertura relativa maggiore, è migliorata (ma non scomparsa) rispetto alla deludente prestazione della prima versione f/4, mentre la versione nera è spesso superiore come incisione, forse a causa dello schema ottico leggermente ricalcolato.

Da notare che questa versione del SA possiede il tipico imprinting delle ottiche dell’epoca: resa crescente, specie nella zona centrale, sino a f/8, e sensazione di separazione dei piani di messa a fuoco morbida e progressiva. Un'ottica storica che ancora oggi lascia sbalorditi per le sue prestazioni in asse.

 






Utilizzando lo stesso nocciolo ottico ne fu fatta una versione anche con baionetta R, che tuttavia, a causa dello schema simmetrico dell’ottica, poteva essere utilizzata sulla Leicaflex primo modello solo con lo specchio sollevato e con il mirino aggiuntivo.