Summicron 35/2

                                                        Ia versione 8 lenti


Questo obiettivo, progettato da Walter Mandler, della Leitz di Midland, Ontario, presenta importanti novità per quello che riguarda l’utilizzo dei vetri ottici impiegati, e tra tutti si segnala il settimo elemento, all’Ossido di Lantanio, una terra rara che entrerà successivamente nella mitologia dei vetri speciali Leica.

Il primo Summicron 35mm era disponibile in versione a vite 39x1mm (SAWOO), con gli occhialini aggiuntivi per essere montato su M3, (SAWOO-MW), e infine con normale baionetta M, (SAWOO-M); il paraluce dedicato era l’IROOA.

La versione con baionetta M, catalogata 11108, poi 11308, è rimasta in produzione sino alla fine degli anni sessanta, comparendo nei cataloghi sino al 1973.

La produzione inizia con nr 1630501 nel 1958 e si conclude nel 1969 con poco meno di 40.000 esemplari prodotti. La versione con passo a vite SAWOO risulta prodotta in 577 esemplari, dal 1958 al 1963.

La produzione è stata quasi interamente effettuata in Canada, con solo una piccolissima percentuale eseguita a Wezlar, non quantificabile.

La minima distanza di messa a fuoco variava dai 70cm per la versione per M2 sino a 65cm per quella per M3. La versione con passo a vite metteva invece a fuoco ad un metro.

La versione nera con occhiali, da accoppiare con M3 nera è abbastanza rara, molto più rara (con valutazioni molto alte) la versione sempre nera da accoppiare alla M2.

Le caratteristiche tecniche rispecchiano un gusto estetico che è andato scomparendo nel tempo, indirizzandosi verso parametri di supernitidezza che all’epoca non solo non si potevano ottenere, ma che non erano neanche apprezzati.

I primi due diaframmi di lavoro di questo Summicron, che si sposa magnificamente per peso e dimensioni alle prime Leica M, e che ben si focheggia grazie alla pratica linguetta, presentano una risoluzione molto bassa e un’accentuata vignettatura: il diaframma complessivamente migliore per compensare le varie caratteristiche, mantenendo un’apertura relativa abbastanza utilizzabile anche con luce scarsa è f/4. A f/5,6 si ha una definizione ottimale, con ottima incisione ma con contrasto sempre relativamente basso.

Da notare che a tutte le aperture i bordi sono sempre penalizzati rispetto al centro del fotogramma, caratteristica molto evidente ai primi due diaframmi di lavoro.

Le prerogative di questo Summicron vanno ben oltre i freddi dati oggettivi: infatti è nella resa dei soggetti tridimensionali, specie nel ritratto ambientato, che l’ottica di Mandler mostra tutte le sue qualità. Il soggetto ripreso appare sempre ben staccato dallo sfondo, con elevato effetto tridimensionale, reso con una certa morbidezza complessiva, specie a TA, ma con un accentuato senso di realismo. A f/2 si notano spesso difetti di coma, per cui è preferibile usare sempre il paraluce non solo nel controluce ma in ogni situazione, per evitare riflessi che contribuiscono ad abbassare il contrasto, già abbastanza basso. La capacità di restituire morbidamente il soggetto, pur presentandolo con un massimo grado di effetto presenza, è sicuramente la caratteristica peculiare di questa prima versione del Summicron.

Ottimo col b/n, specialmente nei ritratti ambientati, quando vi sono diversi piani di messa a fuoco: in queste situazioni l’ottica dà il meglio delle sue caratteristiche, presentando sempre una particolare morbidezza unita ad un’accentuata tridimensionalità, caratteristica che lo rende riconoscibile e per alcuni appassionati insostituibile.

Nel colore e nel paesaggio, a meno che non si cerchino effetti morbidi e ricercati, le altre versioni del Summicron presentano, a ns parere, caratteristiche più adatte e convincenti.





Infine mostriamo un pezzo eccezionale: un Summicron primo tipo nero del 1959 usato dal fotografo Cartier Bresson in accoppiata con la sua IIIg nera. L'ottica è stata modificata su richiesta del fotografo francese, specie nella leva di messa a fuoco, e senza blocco all'infinito. Autenticata da WL.