Leicaflex   SL2
PP.Ghisetti.



L’ultima macchina della serie Leicaflex, apparsa nel 1974 e durata solo un paio d’anni, sino al 1976, quando l’elettronica R3 iniziò una nuova era anche in casa Leitz.

Dopo 75 esemplari di preproduzione, i pezzi prodotti si attestarono a 23.960 esemplari, in finitura sia nera che cromata. Le macchine con questa finitura sono abbastanza rare.

La SL 2 presenta una serie di perfezionamenti rispetto alla SL:

-          mirino molto luminoso con anello di microprismi e stigmometro;

-          diverso disegno del sorso, meno incurvato;

-          scala dei tempi e dei diaframmi visibile nel mirino;

-          microlampada per illuminare il  mirino;

-          nuovo ago collimatore, molto sensibile alle variazioni di luce;

-          cellula esposimetrica al CdS otto volte più sensibile di quella della SL: possiede una seconda fotoresistenza che assicura una maggior linearità di risposta alle varie condizioni di luce e un tempo più breve di recupero contro l’abbagliamento;

-          5 trimmer di regolazione dell’esposimetro, contro i 3 della SL;

-          nuovo disegno della leva di carica;

-          migliore manovrabilità della ghiera dei tempi;

-          tendine dell’otturatore di nuova concezione, molto robuste;

-          slitta flash con contatto caldo:

-          diverso movimento dello specchio rispetto alla SL, per permettere l’innesto di tutte le ottiche R, che non si potevano precedentemente montare sulla SL.

Per motorizzare la macchina occorre rivolgersi al modello SL2 MOT, prodotto in 1020 esemplari,   solo in finitura  nera.                                                                        

 Per il Giubileo Leica, ovvero il cinquantenario della nascita della prima Leica, nel 1975 fu prodotta una serie speciale, con i rami di lauro e l’incisione 50 Jhare (ovvero 50 anni): possedeva una numerazione speciale a tre cifre e una delle lettere componenti la parola Leica. Ne furono prodotti 1750 esemplari, sia neri che cromati.

La SL 2 è una macchina d’altissima qualità costruttiva, purtroppo la sua limitata produzione, circa un terzo della SL, ne ha fatto un mito tra gli appassionati, con conseguenti alte valutazioni, talvolta eccessive.

Rappresenta storicamente il disperato e non riuscito tentativo della Leitz di continuare la tradizione delle macchine meccaniche, in un momento storico in cui le fotocamere elettroniche promettevano nuove frontiere d’automatismi e facilità d’uso.


 Come per la Leicaflex SL era previsto il mirino angolare cod 14186




Come si vede da questo schema i tre modelli di Leicaflex rappresentano il 28% (quasi un terzo) dell'intera produzione di reflex Leica, stimabile in circa mezzo milione di pezzi