Apo Telyt 180/3,4

Pierpaolo Ghisetti




Si usa dire che dietro le leggende, prima della creazione del mito, ci sia una parte di verità: nel caso dell’ApoTelyt 180mm c’è molta più realtà che mito, in quanto tutto quello che si racconta sulle virtù miracolose di questo obiettivo è solo una piccola parte di ciò che si nasconde dietro un progetto senza eguali.
 Nei primi anni Settanta la Marina Americana, sempre all’avanguardia in ogni settore, aveva commissionato alla Leitz Canada di Midland, Ontario, una serie di ottiche che possedessero un potere risolutivo superiore a tutte quelle disponibili, ma che soprattutto avessero un’identica messa a fuoco sia con pellicole normali che all’infrarosso. Per ottenere questa performance, all’epoca straordinaria e innovativa, occorreva creare degli obiettivi Apocromatici, ovvero con la correzione totale dell’aberrazione cromatica. Ricordiamo che questa aberrazione, visibile soprattutto nei teleobiettivi, si riferisce non ai colori visibili, bensì ai colori dello spettro di luce quando questa attraversa un prisma, ovvero, in questo caso, un sistema ottico. Due dei colori primari dello spettro, con un teleobiettivo normale, vengono a cadere su un piano di fuoco, mentre il terzo colore, solitamente il rosso, si posiziona in modo diverso. Questo provoca mancanza di nitidezza e un’immagine confusa. Per ottenere che i tre colori primari cadano sullo stesso piano di fuoco occorre un obiettivo Apocromatico, ovvero corretto appunto contro l’aberrazione cromatica, che è valida, è bene ricordarlo, sia per le immagini in bianco e nero che per quelle a colori.
Il progetto per gli obiettivi ELCAN (acronimo di Ernst Leitz Canada) prevedeva quattro obiettivi da 35 a 450mm e due ottiche da ingrandimento, oltre ai kit di accessori. Tra le quattro ottiche segnaliamo il 75/2 nell’immagine nr 1, obiettivo mai apparso nel sistema Leica R, qui accoppiato a una Leicaflex SL speciale della US.NAVY.



Tra tutti gli obiettivi del progetto, la Leitz scelse il 180/3,4 come ottica da uso civile e la mise in commercio alla fine del 1975 per il proprio sistema Leica R col nome di Apo Telyt, un appellativo che sa di leggenda.





Lo schema ottico, denominato 11240, prevedeva 7 lenti in 4 gruppi, con due lenti speciali (la 3 e la 6) con numero di Abbe 66,6, caratterizzate da due sostanze, floruro e fosfati. Questi vetri speciali, composti dalla fusione di ben undici elementi diversi, trovavano una seria difficoltà non tanto nella concezione, bensì nella fusione, in quanto occorreva mescolare sapientemente i componenti con sostanze che li veicolassero senza rotture al momento della fusione o peggio volatilizzazioni una volta raffreddati, con il risultato di far lievitare i costi a livelli insostenibili. Occorreva pertanto mettere a punto un protocollo che assicurasse costanza di risultati e razionalizzasse il procedimento produttivo, in quanto negli speciali crogiuoli all’ossido di alluminio poteva essere fuso solo poco materiale per volta con conseguenze negative sulle spese già elevatissime. Il merito della realizzazione finale va riferito soprattutto al procedimento industriale raggiunto, in grado di assicurare costanza produttiva e costi relativamente accettabili.
Da notare che questo vetro speciale nr. 554666 era stato messo a punto dalla vetreria di Wetzlar, creata non solo per liberarsi dalla dipendenza della Schott- Zeiss, ma per venire incontro a progetti innovativi, tra cui chiaramente primeggiavano quelli militari, per difficoltà tecnica e ritorno economico.
Il progetto, costato tre anni di lavoro, e mirato appunto alla correzione dell’aberrazione cromatica, e in parte minore dell’astigmatismo e della curvatura di campo, era talmente perfetto che l’ottica non prevedeva alcun spostamento di fuoco tra ripresa normale e ripresa all’infrarosso, con una correzione pertanto esemplare dell’aberrazione cromatica.  Sul barilotto manca ovviamente l’apposito riferimento all’infrarosso perché inutile.
Dall’Apo Telyt nr2947024 del 1978 la vetreria di Wetzlar preparò un nuovo procedimento industriale più razionale, che permise di abbassare i costi, creando tra l’altro una nuova versione del 180mm passata dal diametro filtri 7,5 (cod 11240) a 60mm con cod 11242, pur mantenendo il medesimo schema ottico. Questa seconda versione è rimasta in produzione sino al 1988.





Date queste premesse non meraviglia che la Leitz, per recuperare i costi, per motivi d’immagine, e infine per rimarcare l’unicità della propria ricerca e mostrare ai propri clienti di che cosa fosse capace la sinergia Wetzlar-Midland, abbia messo sul mercato un obiettivo che ancora oggi, dopo ben quarant’anni, incute rispetto e rimane una pietra miliare dell’ottica fotografica.
In quest’ottica il limite, raggiunto già a tutta apertura, non è dato dalla risoluzione in sé ma dalla massima risoluzione della pellicola, giungendo all’eccezionale valore di 300 linee per millimetro, davvero impensabile e irraggiungibile dalla concorrenza.





Queste due caratteristiche straordinarie, ovvero il raggiungimento di prestazioni superlative già a f/3,4 unite alla maneggevolezza e alla compattezza del barilotto, dal peso di 750g, estremamente versatile una volta impugnato, nonché il comodo paraluce telescopico, hanno creato il Mito. Se a ciò si aggiunge una riproduzione dei colori netta, senza sbavature, con un’intonazione fredda che dona una particolare brillantezza alle immagini, un contrasto non invadente, si capisce che chiunque abbia avuto la fortuna di impugnare e fotografare con questo obiettivo molto difficilmente se ne separa. Nel mirino poi l’immagine appare chiara e definita e, grazie al ridotto assorbimento e al contrasto, si rivela anche più luminosa, come se fosse a f/2,8, il che stanca molto meno la visione e la facilita in condizioni di bassa luminosità.
La minima distanza di messa a fuoco di 2,5m è stata talvolta criticata, ma è necessaria per mantenere le caratteristiche apo dell’ottica.
A f/5,6 siamo allo stato dell’arte per un teleobiettivo in tutti i parametri, compresa vignettatura e resa ai bordi: per il 1975 si trattava di fantascienza e sono occorsi almeno trent’anni di ricerche per vedere risultati simili, ma non superiori. I test strumentali MTF, anche di terze parti, hanno dati risultati esattamente identici e sovrapponibili, confermando le doti straordinarie dell’ottica.
Un negativo in b/n può essere ingrandito 30 volte senza perdita evidente di qualità: un risultato evidentemente cercato e voluto per un’ottica per la ricognizione militare, ma fuori dal comune per un uso civile.





Ma per arrivare a questi risultati è occorsa una catena che ha visto coinvolti le industrie Leitz in due continenti, ricerche di tecnici specializzati in più campi, messe a punto di procedimenti industriali innovativi, e infine il racchiudere e sintetizzare queste ricerche in un oggetto che fosse a disposizione prima della U.S.Navy e poi del grande pubblico.
Realizzare un sistema apocromatico perfetto è sempre stata la sfida per tutti i progettisti ottici e le case produttrici: difficoltà tecniche, situazioni economiche avverse, budget complessivo, problemi di marketing, risposta dei propri utenti, sono solo alcuni dei problemi da superare.
La Leitz ha avuto il coraggio di affrontare questi problemi e di risolverli: quando fotografiamo, magari con indifferenza, con un Apo Telyt 180mm occorrerebbe ricordare che, all’interno di quel barilotto di metallo e pezzi di vetro, si nasconde un concentrato di storia e tecnologia difficilmente eguagliabile.
E se la Marina Americana ne è stata soddisfatta forse dovremmo esserne soddisfatti anche noi, felici possessori di questo Mito: anzi, di questa Realtà!




Nei primi anni Settanta la Leitz Midland ha prodotto 54 obiettivi AT 180/3,4 marcati ELCAN ( acronimo di Ernst Leitz Canada), appositamente per l'esercito americano impegnato al tempo nella guerra del Vietnam, che si distinguono da quelli di serie per alcuni particolari. Questa evoluzione non è mai stata messa in commercio. Rarissimi.