Incontro con Peter Karbe

 

Pp.Ghisetti

Raramente capita di incontrare il progettista dei propri obiettivi, ovvero colui che ha disegnato e portato in produzione le lenti che il fotografo usa o sogna di utilizzare. Spesso costoro ci sono ignoti,  o abitano in altre parti del mondo  difficilmente raggiungibili o addirittura morti.

Invece, presso la sede Leica di Wetzlar, ci è capitato di conoscere Peter Karbe, Capo del Dipartimento ottico della Leica, designer di ben 15 obiettivi e dal 2002 capo del Team che si occupa dello sviluppo dei nuovi obiettivi Leica. Nato a Leun, a soli 15 kilometri da Wetzlar, Karbe si è dimostrato persona molto gentile e disponibile, quasi modesta, e ci ha colpito per la sua capacità di riuscire a illustrare concetti molto difficili in un linguaggio semplice e comprensibile.

Tra le ottiche progettate da Karbe ricordiamo la serie di Summilux f/1,4, come il 50Asph, il 21 e il 24mm, l'Apo Summicron 50/2, il formidabile Noctilux 50/0,95 e il recentissimo Noctilux 75/1,25




Durante delle il nostro incontro, Karbe  parla delle tre diverse generazioni di progettisti di ottiche per Leica, dal pioniere Max Berek, con i disegni classici tipo Hektor, Elmar e doppio Gauss, a Walter Mandler, della Leitz Canada, cui era stato dato il compito di raffinare e perfezionare le ottiche dell’epoca a costi industriali sostenibili, sino a Lothar Kolsch, che ha introdotto a Solms la fabbricazione di lenti asferiche di nuova concezione (nel Summicron 90/2 Asph, ad esempio) con tolleranze meccaniche di una frazione delle precedenti, per arrivare a lui stesso, rivelandoci la sua missione, che è quella di portare le ottiche luminose alle massime prestazioni possibili, con tolleranze di lavorazione fino a decimi di Micron.

Il discorso passa poi a discutere dell’importanza delle curve MTF e Karbe ci conferma la loro influenza all’interno di una progettazione che tenga conto della visione umana, e pertanto di una piacevolezza dell’immagine tutta Leica, in altre parole brillante e naturale. Un bilanciamento sapiente di diversi fattori, spesso tecnicamente contraddittori.

Il Summilux 50/1,4 Asferico è uno dei primi esempi: dopo trent’ anni dalla versione concepita da Mandler nel 1966, occorreva rivedere tutto il progetto per spostare ulteriormente in avanti il concetto di correzione globale delle aberrazioni, specialmente a tutta apertura.

A questo punto Karbe ci confida che per lui le ottiche luminose non dovrebbero avere neanche il diaframma e andrebbero sempre usate a tutta apertura: si tratta chiaramente di un paradosso, che spiega qual’ è la vera mission delle ottiche Leica odierne, ovvero offrire prestazioni, impensabili in precedenza, alla massima apertura. La sfida era di ridurre la curvatura di campo e l’aberrazione cromatica, assiale ed extra assiale, il tutto senza aumentare eccessivamente le dimensioni dell’obiettivo. Karbe è partito dal concetto del Summilux 35/1,4 Asferico, l’ottica Leica che per prima ha usato lenti asferiche di concezione moderna e dai costi relativamente ridotti, combinata al classico concetto del Doppio Gauss. Le prime prove dimostrarono che una lente asferica posizionata dietro il diaframma contrastava efficacemente l’aberrazione sferica obliqua. Tuttavia l’uso di vetri ad alta rifrazione comportava un aumento dell’aberrazione cromatica: è occorso del tempo per trovare vetri che presentassero una bassa o anomala dispersione combinata con un alto indice di rifrazione.

Qui Karbe riflette su una precisa scelta progettuale e produttiva dell’Azienda: poiché il vecchio Summilux 50mm di Mandler era rimasto in produzione per circa trent’anni, in due diverse versioni, occorreva realmente che la nuova versione offrisse concreti vantaggi ottici sul campo e non solo marginali incrementi. Perciò la realizzazione questa nuova ottica ha richiesto un enorme lasso di tempo:  il tipo di vetro utilizzato per l’elemento nr 3, ad esempio, aveva un costo pari a quello di tutte le altre lenti dell’obiettivo!  Alla domanda di quanto sia utile il computer in questo tipo di progettazione, Karbe risponde che esso può snellire e facilitare i calcoli, ma non può certo scegliere i tipi di vetro da impiegare o indicare come devono essere utilizzati. Il vero lavoro del progettista si svolge nella scelta di elementi tecnici antitetici e nella loro armonizzazione.  Infine, un ulteriore elemento caratterizzante questo Summilux è l’aggiunta di una lente mobile (floating element) per contrastare la diminuzione delle prestazioni a breve distanza. Si tratta di un exploit ottico-meccanico mai riuscito precedentemente in un obiettivo per macchine a telemetro, che ha rappresentato una sfida senza precedenti, e ha richiesto diversi aggiustamenti nella linea di produzione.

E’ una realizzazione di Karbe anche il notevole Apo Summicron 75/2, derivato dal Summicron 50, che ha impresso agli obiettivi per Leica un marchio di perfezione assoluta, in una focale riesumata, che precedentemente era stata utilizzata solo da Berek nel 1931 come 73/1,9.

Qui sopra tre diverse versioni del 75mm: al centro il classico Summilux 75/1,4, del 1980,progettato d Mandler, alle due estremità i due progetti di Karbe, l'Apo Summicron 75/2 e il formidabile Noctilux 75/1,25

Non si può tralasciare, tra le ottiche Apo, il superlativo Summicron 50/2 Asph, un obiettivo (il primo Summicron 50mm dotato di lenti asferiche), creato per catturare tutte le capacità del sensore delle M9, con un trasferimento di contrasto di oltre il 50%, ma sviluppato anche in previsione di sensori con molti più megapixel: infatti tutte le ottiche di nuova generazione Leica sono state pensate in previsione dei futuri sensori e delle loro prestazioni.

Passiamo ora ai Noctilux, uno dei campi specialistici di Karbe, per cui è giustamente famoso. Inizio domandandogli notizie del Noctilux 50mm concepito per il sistema reflex R: mi conferma che il progetto, inizialmente avanzato otticamente, è stato poi fermato a causa delle dimensioni raggiunte dal barilotto e per i problemi meccanici inerenti alla trasmissione del simulatore del diaframma. Inoltre i costi erano eccessivi.

Conferma che il disegno del Noctilux 0,95 è durato tre anni di studi, mentre per il 75/1,25  ci sono voluti  quattro anni, in quanto al primo assemblaggio di prova le lenti erano di tale peso e dimensioni da indurre il Team a rivedere tutto il disegno del barilotto, risultato insufficiente a movimentare correttamente la parte ottica. Questo obiettivo, che pesa oltre un kilo, propone non solo 2 lenti asferiche, ma, grazie alla precedente esperienza del Summilux 50/1,4 Aspf, anche una lente flottante per prestazioni ineguagliate proprio sotto i 10/5 metri di distanza.

In definitiva quello che colpisce nelle ottiche Leica di ultima generazione molto luminose è sì l’incremento notevole delle prestazioni a TA, ma soprattutto la capacità di mettere a fuoco con precisione e senza incertezze,  un fatto che contribuisce grandemente alla sicurezza delle prestazioni, visto che la profondità di campo spesso è sottile come un foglio di carta. Merito anche dell’abbassamento decisivo dell’aberrazione sferica, che nel precedente Noctilux f/1 spostava grandemente il piano di messa a fuoco a distanza ravvicinata.

Karbe poi passa a parlare delle ottiche poste nelle fotocamere digitali serie X, (X-X1-X2-XVARIO-XU) e della volontà di incrementare le prestazioni dei relativi obiettivi a livello del formato 35mm, ovvero 40 linee per millimetro di risoluzione e un minimo di 50% di micro-contrasto, mantenendo le prestazioni anche a 20/30cm di distanza minima, problematica che non esiste, almeno in modo così spinto, nelle ottiche per Leica M, che possiedono distanze minime da 70cm a 1 metro. Karbe è particolarmente soddisfatto dello zoom 28-70 della X-Vario, un obiettivo, a suo parere, che ha goduto di una progettazione privilegiata,  dimostrando sul campo di essere ottimo prodotto. Purtroppo la X-Vario non è stata premiata dal mercato, ma lo scrivente di queste note, che ha spesso usato questa macchina, può testimoniare che lo zoom di cui è dotata è veramente di alto livello.  Karbe ha anche progettato alcune delle ottiche del sistema T/CL, tra cui il bellissimo Summicron 23/2 che, tra parentesi, uso di frequente.

Infine  si sofferma sul sistema SL, la punta di diamante della Leica attuale. Afferma che il corpo macchina è molto migliorato rispetto ai primi esemplari, che si tratta quasi di una macchina diversa, e spiega perché le ottiche sono così ingombranti, in base a tre problematiche: la qualità ottica assoluta, l’apertura relativa sufficientemente luminosa e infine il modulo autofocus, molto ingombrante. Si potrebbero realizzare ottiche più compatte eliminando l’autofocus o con aperture relative più modeste, ma a suo parere l’unica strada attualmente percorribile sarebbe togliere il modulo autofocus per creare qualche ottica manuale, un macro ad esempio. Conferma che questo sistema continuerà a crescere poiché Leica ha deciso di riversare su di esso le migliori energie, mentre il sistema M rimarrà sempre nella tradizione del marchio.

Il tempo a disposizione passa velocemente e molte domande rimangono inespresse: perché  esistono due linee di ottiche Summarit, f/2,5 e poi f/2,4,  o il vero motivo del revival  del  Summaron 28mm e del Thambar 90mm, ad esempio, tra le tante che ci vengono in mente. Soprattutto avrei voluto parlare dello zoom Vario Elmar 21-35mm, che è una delle mie ottiche preferite e più usate in viaggio, a mio parere uno dei suoi  capolavori assoluti.

Alla fine una piccola soddisfazione personale: presento a Karbe il nuovo libro Elmarit  di cui sono l’autore insieme all’inseparabile Marco Cavina. Noto la sua espressione sorpresa di fronte alle immagini impeccabili  e alla  quantità di grafici e MTF. Si congratula per la completezza del lavoro: quale migliore complimento potrebbe esserci?

 


Aufwiedersehen Peter, al prossimo obiettivo!

Le foto a Peter Karbe sono state effettuate con Leica M8.2 e Noctilux 50/0.95