Leica IIIc

 

Pp.Ghisetti

 

Il nuovo modello di fotocamera Leica denominato IIIc fu messo in vendita nel 1940: si può tranquillamente affermare che questo modello rappresenta un punto di svolta nella produzione delle Leica con passo a vite.

La costruzione viene ora eseguita su un unico pezzo pressofuso, e non su una serie di pezzi assemblati, con la parte contenente il telemetro incorporata nel carter superiore, passando pertanto da una costruzione artigianale con base in ottone  a un montaggio semi-industriale con la base in alluminio.

Cod LOOOA.

La prima vera novità esterna, immediatamente riconoscibile, risiede nel cast, ovvero nella piastra anteriore che rende più rigido tutto il complesso, soprattutto l’innesto porta ottiche. Inoltre anche il corpo risulta più lungo del precedente modello IIIb di 2,8mm.  I numeri di serie partono da 360.000.

Altra innovazione risiede nella levetta di sgancio pellicola posta nel carter superiore, che presenta alla fine della corsa un segnetto, che deve essere coperto dalla levetta per sganciare effettivamente la pellicola.

La produzione anteguerra della IIIc si caratterizza immediatamente per la piccola piattaforma che sorregge la levetta sblocca pellicola.

La regolazione diottrica del mirino è regolata ora da una levetta, dotata di una piccola manopola,  coassiale al bottone di riavvolgimento, sulla parte sinistra del carter.

Inizialmente la rotella dei tempi lunghi non possedeva il fermo, che è stato introdotto dal nr 380.901. Nel 1941 fu introdotta la doppia filettatura nel pulsante di scatto, per consentire l’applicazione dello scatto flessibile senza rimuovere il collare protettivo.

Peso di  410g.

Nel 1946 la produzione della IIIc riprende dal nr 400.001, con cod LOOHW, e si distingue immediatamente dalla versione anteguerra per la mancanza della piattaforma che sorreggeva la levetta di sblocco. Inoltre manca la manopolina nella levetta aggiusta diottrie. Come detto prima il disco dei tempi lunghi possiede sempre il fermo di blocco. Nell’ultimo periodo produttivo la vulcanite di rivestimento del corpo possiede la particolare finitura definita a pelle di squalo (sharkskin).

Versioni speciali:

-          IIIc K , si tratta della più importante versione direttamente derivata dalla IIIc anteguerra, anni 1941-43, vedi scheda tecnica qui. Rara e ricercata. 3415 macchine (non K) durante la guerra, per carenza di cromo, furono verniciate in grigio, tra i nr 387.201 e 391.699. Raramente trasformata in IIIcK  Sync, ovvero con l’inserimento in fabbrica della sincronizzazione tipo IIIf, vedi più avanti.


-          IIIc tendina rossa:  le fotocamere oltre il nr 362401 nell’ottobre del 1939 sono state equipaggiate con un tessuto sperimentale di colore rosso avuto dalla Kodak nella tendina dell’otturatore, poi rivelatosi inidoneo nell’uso pratico. Dopo il 1941, dal nr 379.226, sono state poi progressivamente aggiornate con la classica tendina nera. Quelle sopravissute sono abbastanza rare e ricercate.

-          Versioni militari: essendo la macchina bellica per eccellenza molti esemplari sono stati utilizzati dalle Forse Armate tedesche e non solo. Mostriamo alcuni esempi di macchine marcate Luftwaffen Eigentum, Heer, e anche Aeronautica Militare. Ricordiamo che solo le macchine per la Marina possono avere eventualmente la svastica e l’aquila. Da notare che le vere Leica militari portano sul carter superiore il numero di contratto indicato come FL 38.078 o 38.079. Rare e falsificate a diversi livelli di autenticità.



-          IIIC di servizio: esistono anche alcune Leica IIIc con incisione Leitz-Eigentum, ovvero Proprietà della Leitz e anche Betriebsk, ovvero macchine usate per prove e valutazioni. Molto rare e ambite.


-          Versione dorata: un falso ben eseguito, qui illustrato come curiosità.

-          BUNOO: interessante accessorio per la IIIc, fabbricato dopo l’inizio della Guerra anche dalla Leitz New York come SELIS, per poter sincronizzare appunto la IIIc con ogni tipo di flash, anticipando in pratica la principale caratteristica del futuro modello IIIf.

Si tratta di un fondello IIIc modificato che contiene una spina di contatto per il flash SELSY e un sistema di ritardo per la sincronizzazione tramite una levetta che scorre su un ritardatore con i diversi tempi sincro segnalati da barrette colorate, in modo da adattarsi ai vari tipi di lampade. Alla base s’innesta un braccio di raccordo a forma di L, (cod SELAN) su cui a sua volta s’inserisce la torcia principale del flash SELSY. Molto raro e con alcune varianti minori.

Per il BUNOO era prevista una particolare borsa con slitta d’innesto sul fondo ed apertura laterale per innestare il contatto sincro, nr68038, molto rara.


-          Sempre nel tentativo di superare il problema della sincronizzazione col flash, esigenza che evidentemente a metà degli anni Trenta si faceva sempre più impellente, mostriamo l’accessorio

VACU (cod COOIF) per lampade a bulbo (l’equivalente COONT era predisposto per flash elettronico) che serviva a collegare il flash CEYOO (CAVOO) con una IIIc: veniva montato sul bottone di scatto della macchina e conteneva i ritardi per le lampade a bulbo. Molto raro e poco conosciuto.

E’ chiaro che sia il BUNOO e il VACU persero d’importanza con l’introduzione della Leica IIIf, ma continuarono a essere forniti, in piena tradizione Leitz, per coloro che volevano utilizzare la vecchia IIIc con i flash, anche se diversi clienti preferirono far modificare in fabbrica la vecchia IIIc con nuovo sistema di sincro tipo IIIf.

-          IIIc Sync, modello modificato in fabbrica (simile per concezione alla IIIa Sync, vedi qui) che aggiorna le caratteristiche della originale IIIc inserendo il sistema di sincronizzazione flash della IIIf, e di solito aggiungendo anche l’autoscatto. Si nota per i numeri di matricola inferiori a 525.001, primo numero della IIIf nel 1950.

La produzione totale della IIIc si attesta a 134.624 pezzi prodotti, divisi tra 33.748 nel periodo bellico e  100.876 nella ripresa produttiva postbellica sino al 1951.

Una delle fotocamere fondamentali della Storia Leica.